Nonostante ormai siano le lancette dell’orologio a scandire ogni attimo della nostra vita, in un passato non poi così lontano erano i rintocchi delle campane a definire ogni momento della giornata. Dall’alto dei campanili, che con la loro altezza dominavano i borghi e il contado che s’estendeva tutt’intorno a questi ultimi, ogni ora del giorno, ogni ricorrenza, meritava un colpo di campane.

Pochi infatti sanno che questi strumenti musicali trovavano la loro collocazione oltre che sugli edifici religiosi, a cui siamo abituati, anche in molte strutture ad uso civile, come nel caso di alcuni municipi che hanno conservato per secoli la loro funzione, andando ad avvertire la popolazione della ricorrenza di particolari momenti come alcune festività cristiane, lo scorrere delle ore, la morte e l’elezione di un nuovo Pontefice fino alle convocazioni dei Consigli Comunali.

 Insomma, una tradizione che affonda le sue radici nella notte dei tempi, arricchita da artisti e scultori che, prima di arrivare alla colata bronzea che dava forma alle campane, arricchivano gli stampi con sbalzi ed incisioni tanto da renderle opere d’arte di raro fascino. 

Anche Orzinuovi aveva il suo campanile. Nella memoria di alcuni cittadini rimane certamente indelebile il ricordo dei mesi di dicembre e gennaio tra il 1969 e il 1970, quando la torre campanaria venne abbattuta, sotto la direzione dell’Architetto Virgilio Turotti, perché pericolante. 

Stando al racconto di Francesco Amico, orceano doc e da sempre interessato nella raccolta di testimonianze del passato, il battesimo delle otto campane orceane avvenne nel 1947, pochi anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Fu il conflitto, infatti, a privare Orzinuovi dei suoi precedenti bronzi, sequestrate e successivamente donate affinché fossero fuse ed utilizzate per produrre obici e cannoni. 

Dopo l’abbattimento della torre, le campane cittadine vennero riposte sotto un porticato nella proprietà parrocchiale sita di fronte all’oratorio e lì rimasero fino al 1989 quando un Comitato, composto da alcuni cittadini orceani, decise di riportarle al loro antico splendore. Questo gruppo di volenterosi vedeva impegnati Piero Ferrari, presidente del Comitato di Restauro della Chiesa, Luciano Franguelli, Mario Riccardi, Giacomo Capretti, Giovanni Dazioli Angiolino Seniga, Luigi Pezzoni, Giulio Passeri e lo stesso Francesco Amico.

Le campane vennero completamente ripulite, messe a nuovo e riposte in un luogo adatto per la loro conservazione. 

Negli ultimi anni, grazie all’impegno di altrettanti volontari e di alcuni sponsor, è stato possibile riportare le campane orceane ai piedi della Parrocchiale, facendo sì che per diversi mesi, ripetutamente per altrettanti anni, il loro rintocco potesse rallegrare la cittadinanza, ormai abituata alla registrazione di quelle stesse campane riprodotta dai ripetitori fissi ai lati della chiesa. 

Una tradizione importante, che lega la vita quotidiana di ogni cittadino, qualsiasi fosse il suo ceto e il suo ruolo nella società, e la comune appartenenza ad una comunità, civile e religiosa, che aveva nelle sue campane un segno visibile e sempre presente di unità e compartecipazione, tutti valori che, ad oggi, meritano di essere riscoperti e caricati di un rinnovato significato. 

Leonardo Binda