Gentile Direttore,

nella nostra vita ci sono persone che la rendono migliore ed è una fortuna avere l’occasione di conoscerle e frequentarle.

Recentemente ci ha lasciati una donna manerbiese eccezionale, Angela Salanti, per tutti Angiolina. Alla fine degli anni sessanta era diventata infermiera e prestava servizio all’Ospedale di Manerbio. Era ancora l’epoca delle Suore di Santa Crocifissa di Rosa che tenevano in piedi l’organizzazione ospedaliera nei reparti. Angiolina fu una delle prime caposala laiche, non religiose. E’ stata un fondamentale punto di riferimento per le ragazze del paese che avevano scelto la strada dell’assistenza sanitaria, condividendone e accompagnandone le sfide, le iniziative, i momenti di gioia e a volte anche i momenti difficili. Angiolina è stata una “grande anima”, come l’ha definita qualcuno, una di quelle vite che sono un dono, perché portano ricchezza, esperienza e bellezza in quella che doveva diventare una missione nell’assistere chi aveva bisogno di aiuto e di cure. Lavorando anch’io nell’ambito del nostro Ospedale ho avuto la fortuna di essere frequentemente a contatto con lei, di cui ho sempre apprezzato le doti personali e le capacità organizzative. Quelli che l’hanno avvicinata sottolineano la sua umanità e la professionalità, un modello di insegnamento per tanti giovani infermieri e supporto anche per giovani medici specializzandi, divenuti poi affermati professionisti. Angiolina, come la chiamavano da sempre anche i pazienti, ha dato a tutti noi una grande lezione di vita: ha lavorato mettendo sempre il paziente al centro durante la degenza. Contemporaneamente al suo lavoro in corsia si era dedicata per tantissimi anni anche alla segreteria dell’AVIS come volontaria, a fianco dello storico presidente Cominelli. Tanta solidarietà concentrata in una persona, si dirà, poi però arriva l’inevitabile declino dovuto all’età inoltrata e agli immancabili acciacchi. Tutto questo scivolando verso la mancanza di memoria delle persone e l’oblio da parte dei concittadini. Bene ha fatto don Alessandro, durante la messa della cerimonia funebre, a mettere in risalto le qualità della nostra amica Angiolina, quel suo andare incontro agli altri, agli ammalati, ma anche ai bisognosi di assistenza morale in dolorosi casi della vita. Lei se n’è andata in silenzio, nella quasi indifferenza dei compaesani, ma resterà sempre ugualmente nel ricordo di chi l’ha conosciuta, col suo nome scritto nell’Albo d’Oro dell’Ospedale di Manerbio.

Luigi Andoni