Rovato ha commemorato il Giorno del Ricordo, una ricorrenza significativa che ha invitato a riflettere sulle sofferenze e le ingiustizie subite da migliaia di italiani durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale e nei decenni successivi. La cerimonia ufficiale si è svolta alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, nonché delle associazioni d’arma e di volontariato, che hanno contribuito a rendere omaggio a coloro che hanno vissuto momenti di grande dolore e sacrificio.
Il programma della giornata ha previsto, alle ore 11.00, una Messa celebrata nella Parrocchiale di Santa Maria Assunta. Questo momento di preghiera ha rappresentato un’importante occasione per unire la comunità in un atto di spiritualità e riflessione, in cui si sono ricordate le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. La Messa è stata un momento di raccoglimento, in cui i partecipanti hanno potuto esprimere la loro vicinanza a chi ha sofferto e a chi ha perso la vita in circostanze tragiche.
Al termine della celebrazione, il corteo si è snodato da via Montenero fino al cippo marmoreo, un monumento che simboleggia la memoria e il rispetto per le vittime. Durante il percorso, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di riflettere sull’importanza della memoria storica e sull’eredità che queste vicende hanno lasciato alle generazioni future. La deposizione della corona d’alloro al monumento ha rappresentato un gesto simbolico di onore e rispetto, un modo per riconoscere il sacrificio di coloro che hanno subito ingiustizie e violenza.
Al cippo marmoreo, si sono svolti anche i saluti istituzionali, durante i quali le autorità presenti hanno espresso il loro sostegno e la loro solidarietà a tutte le famiglie che hanno vissuto il dramma dell’esodo e delle violenze. L’Amministrazione comunale ha sottolineato l’importanza di questo evento, definendolo “un momento di raccoglimento e riflessione per onorare chi ha sofferto e per riaffermare i valori di libertà, verità e giustizia”. Questi principi, fondamentali per la costruzione di una società giusta e democratica, sono stati al centro delle parole pronunciate durante la cerimonia.
La presenza di un numero significativo di persone ha testimoniato l’importanza del tener viva la memoria storica e ha rappresentato un forte segnale contro l’immancabile e mai sopito negazionismo delle foibe espressione che sta ad indicare una corrente di pensiero che da un lato riprende alcuni temi tipici del negazionismo titino e dall’altro ritiene che i massacri delle foibe siano un mero strumento di propaganda politica facente parte di una vasta campagna nazionalista e neoirredentista sviluppatasi nei decenni in Italia a partire dalla propaganda nazista e fascista degli ultimi anni della seconda guerra mondiale.
I NUMERI DELLE VITTIME
Tra il maggio e il giugno del 1945 migliaia di italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia furono obbligati a lasciare la loro terra. Altri furono uccisi dai partigiani di Tito, gettati nelle foibe o deportati nei campi di concentramento sloveni e croati. Secondo alcune fonti le vittime di quei pochi mesi furono tra le quattromila e le seimila, per altre diecimila.
Fin dal dicembre 1945 il premier italiano Alcide De Gasperi presentò agli Alleati “una lista di nomi di 2.500 deportati dalle truppe jugoslave nella Venezia Giulia” ed indicò “in almeno 7.500 il numero degli scomparsi”.
In realtà, il numero degli infoibati e dei massacrati dal regime di Tito fu ben superiore a quello temuto da De Gasperi. Le uccisioni di italiani – nel periodo tra il 1943 e il 1947 – furono almeno 20mila; gli esuli italiani costretti a lasciare le loro case almeno 250mila.
Mauro Ferrari